Cultura mondopolitana

Lascio che le cose mi portino altrove

L’Economist ha di recente dedicato un ritratto a Dov Charney, che ha 37 anni e un’aria giovanile, ed è il fondatore di uno dei successi commerciali americani più affascinanti di questi anni, con il marchio di abbigliamento American Apparel. La sua storia e il modo illuminato e inconsueto con cui manda avanti la sua azienda sono notevoli, ma qui sarebbero fuori tema: ne parlo, perché a un certo punto Charney definisce lo zoccolo duro dei clienti di American Apparel “cultura mondopolitana”. La definizione mi pare interessante per individuare un gruppo sociale e culturale che esiste anche in Italia, e che è del tutto sottorappresentato in ogni ambito: sono quelli che hanno tra i 25 e i 40 anni, curiosità per il mondo e i tempi e attenzione a quel che succede, cultura e privilegi per seguire molti interessi (su tutti l’attualità internazionale, la tecnologia, la musica, l’America, la cultura pop). Che hanno come modelli culturali i paesi anglosassoni e le loro modernità. Che non hanno nessuna rappresentanza politica e votano turandosi il naso, quando votano. Che non amano nessun giornale italiano (salvo Internazionale): al massimo li leggono, tollerandone le mediocrità. Che non si riconoscono nella programmazione da pensionati della gran parte delle reti generaliste ma nemmeno in quella da teenagers o da tiratardi-nei-centri-commerciali di Italia Uno. Che sono troppo vecchi o troppo colti per MTV. Che hanno un potere di consumatori e un’inclinazione al consumo del tutto attraenti per la pubblicità. Che privilegiano internet come fonte di informazioni, spettacoli, divertimento. La domanda è: lo fanno perché sono convinti che su internet ci sia tutto e che quello sia l’unico mezzo che conta, o perché non hanno alternativa, in Italia? Io chiedo in giro: la seconda, mi dicono.

Tags: ilfoglio.it/wittgenstein

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2 Commenti

  1. Surfab
    Pubblicato il 14 Febbraio 2007 alle 1:03 AM | Permalink

    Quando si scrive “presutuoso” lo é sempre, magari con un presuntuoso, si forse non lo sarebbe…

  2. Sara
    Pubblicato il 13 Febbraio 2007 alle 5:52 PM | Permalink

    Bell’articolo, un po’ radical chic forse…e` presutuoso dire di sentirsi un po’ parte di questo tipo di cultura anche a 22quasi23 anni?

  • about me

    April Fools ABANDON ALL HOPE YE WHO ENTER HERE is scrawled in blood red lettering on the side of the Chemical Bank near the corner of Eleventh and First and is in print large enough to be seen from the backseat of the cab as it lurches forward in the traffic leaving Wall Street and just as Timothy Price notices the words a bus pulls up, the advertisement for Les Miserables on its side blocking his view, but Price who is with Pierce & Pierce and twenty-six doesn't' seem to care because he tells the driver he will give him five dollars to turn up the radio, "Be My Baby" on WYNN, and the driver, black, not American, does so.